L’Offertorio: “Hai mutato il mio lamento in danza”

L’Offertorio: “Hai mutato il mio lamento in danza”

Un po’ più di due anni fa, ho vissuto un’esperienza che mi ha fortemente segnata. E’ venuto a bussare alla mia porta fratello dolore, come direbbe San Francesco. Avevo da poco subito un intervenuto chirurgico abbastanza semplice, che sembrava esser andato bene, ma di fatto il mio corpo faticava a riprendersi. In quei giorni ho ricevuto una rara mail da una mia carissima amica dai tempi dell’università, Sarah, che condivideva il momento difficilissimo che stava vivendo. Sarah è sempre stata un esempio di una fede e speranza incrollabili ed è famosa per la sua gioia e senso di umorismo in ogni situazione. Sapendo questo, ho subito capito la gravità del suo stato interiore quando Sarah ha supplicato me e altre amiche a pregare per lei, perché la sua fede rischiava...

«Quanti pani avete?»

«Quanti pani avete?»

«Quanti pani avete?». «Non abbastanza». «… Ma come fate a saperlo? Vi ho chiesto: quanti?» «Pochi, eccessivamente pochi». «Sì, ho capito, ma quanti?». «Sette». «Ecco, proprio sette me ne servono. Non per sfamare tutti, è chiaro, ma sette sono proprio quelli che mi servono. Perché io non sto per fare ciò che voi pensate, non si tratta di distribuire. Io sto per fare quello che voi non immaginate, e che non potete immaginare, perché non avete mai visto nulla di simile. I vostri sette pani mi servono per compiere un miracolo. Me li date?». E tu… Quante doti hai? Quante energie ti restano stasera? Quanto dolore hai accumulato? Quanta giovinezza ti rimane ancora? Quanta confusione hai in testa? Quanto tempo hai oggi? … Me lo dai? È quel che hai che...