Sulle orme del discepolo amato

Sulle orme del discepolo amato

Il giorno dopo Giovanni stava ancora là con due dei suoi discepoli e, fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: «Ecco l’agnello di Dio!». E i due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù. Gesù allora si voltò e, vedendo che lo seguivano, disse: «Che cercate?». Gli risposero: «Rabbì (che significa maestro), dove abiti?». Disse loro: «Venite e vedrete». Andarono dunque e videro dove abitava e quel giorno si fermarono presso di lui; erano circa le quattro del pomeriggio. (Gv 1:35-42) Una cosa che mi ha sempre lasciata perplessa del Vangelo di Giovanni è il fatto che lui si definisca come “il discepolo che Gesù amava” (Gv 18,23; 19,26; 21,7; 21,20). Lo fa almeno quattro volte! Perché insiste così tanto? Non erano forse anche gli altri discepoli...

Un Dio che pianta tende

Un Dio che pianta tende

E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come del Figlio unigenito che viene dal Padre, pieno di grazia e di verità. Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto: grazia su grazia. (Giovanni 1, 14;16)   Nell’Antico Testamento Dio aveva manifestato la sua presenza ad Israele, il suo popolo eletto,  attraverso l’Arca dell’Alleanza, la dimora sacra in cui veniva custodita la Legge. Questo tabernacolo coperto da un grande telo era il costante promemoria della presenza di Dio in mezzo al suo popolo e della sua fedeltà al suo patto. Nel Vangelo di Giovanni leggiamo che «Il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi»;il verbo greco che traduciamo con «venne ad abitare» significa...