Servo di Dio, Don Dolindo Ruotolo, Apostolo dell’Abbandono a Dio

Servo di Dio, Don Dolindo Ruotolo, Apostolo dell’Abbandono a Dio

Sono uscita in giardino per prendere un po’ d’aria dopo aver ascoltato al telegiornale serale le notizie sul contagio del virus nel mondo. Con il cuore inondato di preoccupazione, ho pensato che era il momento giusto per pregare il terzo giorno della novena di abbandono a Dio. 

Quante cose io opero quando l’anima, tanto nelle sue necessità spirituali quanto in quelle materiali, si volge a me, mi guarda, e dicendomi: “Pensaci tu”, chiude gli occhi e riposa! Voi nel dolore pregate perché io operi, ma perché io operi come voi credete… Non vi affidate a me, ma volete voi che io mi adatti alle vostre idee; non siete infermi che domandano al medico la cura, ma che gliela suggeriscono. 

Non fate così, ma pregate come vi ho insegnato nel Padre Nostro: “Sia santificato il tuo nome”, cioè sii glorificato in questa mia necessità; “venga il tuo regno”, cioè tutto concorra al tuo regno in noi e nel mondo; “sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra”, cioè: nella nostra necessità, decidi Tu cosa sia meglio per la nostra vita eterna e terrena. Se mi dite davvero: “Sia fatta la tua volontà”, che è lo stesso che dire: “Pensaci tu”, io intervengo con tutta la mia onnipotenza, e risolvo le situazioni più difficili.

Poi la novena mi ha invitata a ripetere lentamente per 10 volte le parole che Gesù ha rivolto a don Dolindo Ruotolo, un sacerdote umile di Napoli: “O Gesù m’abbandono in Te, pensaci tu!”. Ancora una volta, mi hanno rassicurata. Vorrei pregare questa novena ogni giorno! Questo invito a fidarsi e ad abbandonarsi a Dio è esattamente ciò di cui c’è più bisogno in questo momento storico. 

Don Dolindo (1882-1970) fu un contemporaneo di Padre Pio. Quando i pellegrini napoletani andavano a trovare Padre Pio a San Giovanni Rotondo, Padre Pio gli chiedeva: «Perché venite qui, se avete don Dolindo a Napoli? Andate da lui, egli è un santo». Viveva certamente una vita santa, ma gli piaceva definirsi semplicemente “il Vecchiariello d’a Madonna”. Questa tenera descrizione di se stesso e la sua preghiera di abbandono possono aiutarci a entrare nel cuore di un uomo per il quale è stata aperta la causa di canonizzazione. 

La sua vita cominciò e si concluse con la realtà della croce. La sua famiglia faticò economicamente, i suoi si lasciarono quando aveva 14 anni e la sua salute era molto debole, ma questo non gli impedì di seguire la chiamata al sacerdozio. Fu presto accusato di essere un «eretico formale e dogmatizzante» per il suo lavoro di riforma dei seminari. Aspettò per anni di essere riabilitato. Una vita di continui atti di abbandono alla volontà di Dio rese don Dolindo un sacerdote umile. 

“Sono totalmente povero, un povero niente. La mia forza è la preghiera; mi guida solo la volontà di Dio che mi prende per mano. La mia sicurezza sul sentiero è Maria, la madre celeste”. 

Fu un sacerdote vicino alla gente, noto per la sua capacità di comprendere l’anima umana, e forse è proprio per questo che era incessantemente richiesto per la direzione spirituale. Consolava spesso chi si trovava in situazioni di sofferenza. Il suo stesso nome di battesimo, Dolindo, richiama il dolore di cui si faceva carico. Scelse di soffrire per gli altri attraverso la penitenza e, allo stesso tempo, accettò ogni croce che Dio gli concesse di portare. La pazienza nella sofferenza fu la sua virtù eroica; essa fece fiorire in lui una natura gioiosa, nonostante l’artrite che consumava il suo corpo. A seguito di un grave ictus, rimase paralizzato per gli ultimi dieci anni della sua vita. Come le sue croci trasformarono don Dolindo, anche le nostre croci possono trasformarci se le accettiamo come fece lui. 

Vivendo sulla propria pelle l’esperienza della sofferenza fisica, don Dolindo scrisse una parodia di una “prescrizione medica” per dare ai suoi “pazienti” istruzioni su come vivere la propria malattia. Li incoraggiò a vedere le sofferenze come un’occasione per affidarsi all’amore di Dio e della Vergine. Suonava così: 

“Rimedio divino: divina obbedienza alla volontà di Dio mischiata con gocce quotidiane di Ave Maria.”

Mi domando se don Dolindo ci darebbe questa “prescrizione” per l’attuale situazione del coronavirus e per l’opprimente incertezza di ciò che accadrà ai parenti più anziani, al nostro lavoro, ai medici e agli infermieri, e via dicendo. Probabilmente tutti noi abbiamo sentito una forte ansia iniziare a farsi strada nel nostro cuore a un certo punto dell’ultimo mese. Lasciamo che Dio trasformi l’ansia in un atto di fiducia e di abbandono, riponendo la nostra fede in Lui, che è la nostra sola certezza. Don Dolindo ci guiderà e ci aiuterà ad affrontare ogni preoccupazione. Condividiamo con questo umile sacerdote le domande che abbiamo nel cuore e immaginiamo che reciti la preghiera di abbandono con noi. 

I miei cari staranno bene? O Gesù m’abbandono in Te, pensaci tu!

Riuscirò ad arrivare alla fine del mese? O Gesù m’abbandono in Te, pensaci tu!

Avrò la pazienza per continuare a stare a casa? O Gesù m’abbandono in Te, pensaci tu!

Quando potremo andare di nuovo a messa? O Gesù m’abbandono in Te, pensaci tu!

Quando finirà tutto questo? O Gesù m’abbandono in Te, pensaci tu!

Abbandonarsi a Dio ci aiuta a tornare alla realtà che non siamo noi il Creatore; siamo creature. Non possiamo controllare l’universo ma possiamo scegliere come rispondere all’universo e al Dio che lo tiene tutto nelle sue mani. 

Proposito concreto: 

  • Pregate la novena di abbandono a Dio per i prossimi nove giorni. Clicca qui per scaricarla 
  • Considerate nella preghiera se il Signore vi stia chiamando a fare un’offerta a un’organizzazione di beneficenza che ha bisogno di sostegno in questo momento difficile. La condivisione con il prossimo nei momenti di insicurezza economica è infatti un’arma potente per combattere la paura e affidarsi alla Provvidenza. 

La meditazione di questo mese è a cura di Tatum McWhirter

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