Se non ho l’amore, allora non sono niente

Se non ho l’amore, allora non sono niente

“Marta, Marta tu ti preoccupi e ti agiti per molte cose” (Luca 10,41). Quante volte Gesù ci parla personalmente attraverso queste parole rivolte ad una Marta ansiosamente presa dalle necessità dei suoi ospiti. Troppo spesso noi stessi ci ritroviamo “presi dai molti servizi” (10,40) nel tentativo di soddisfare le esigenze quotidiane della nostra vita, e così presto ci dimentichiamo che nella nostra fretta e ansietà il Signore ci chiama a prenderci cura della “sola cosa” necessaria. Tutti dovremmo chiederci: “Qual è quell’unica cosa che Gesù mi sta chiedendo?” Alla fine la sola cosa necessaria è essere uniti con Lui ed amarlo in tutto quello che facciamo. Marta viene rimproverata infatti non per il fatto che cerca di essere una buona padrona di casa, ma per aver perso Gesù come punto di riferimento di tutto il suo servire.

Infatti lei vedeva solo il lavoro che doveva essere fatto, mentre Cristo vedeva l’amore che mancava. Forse Marta aveva l’impressione che una volta che tutti fossero stati serviti, avrebbe gioito per la soddisfazione di un lavoro ben fatto. Era così presa dal realizzare uno scopo in se stesso buono che mancò di tendere con amore verso qualcosa di meglio: l’unione spirituale con l’Ospite che le stava davanti. Probabilmente Marta avrebbe provato una sorta di soddisfazione umana per aver completato il suo lavoro, ma avrebbe potuto davvero essere felice se nel processo era stata impaziente, irritabile e alla fine meno vicina a Dio?

San Paolo ci aiuta a gettare luce su questo fenomeno così comune del raggiungere uno scopo e completare un lavoro senza però riceverne un profitto spirituale e senza riuscire, in quel lavoro, a crescere più profondamente nel  rapporto con Cristo. Egli infatti afferma in un famoso passo della prima lettera ai Corinti al capitolo 13 che se anche fosse capace di compiere cose straordinarie dal punto di vista umano, ma mancasse di amore, non varrebbe nulla (1 Cor 13,1-2). Questa è un’affermazione molto forte, specialmente per noi che siamo così immersi in una cultura che è guidata dall’efficienza, la produttività e il successo materiale. Per essere “qualcuno” secondo la mentalità della nostra cultura, dobbiamo essere macchine che, attraverso le proprie forze e meriti, superano tutti i fallimenti e raggiungono risultati quasi sovraumani.

Quello che ovviamente non viene considerato in questa visione produttivistica è che ogni attività ha il potenziale soprannaturale di un amore che può unirci più profondamente a Dio. Dovremmo fermarci a chiederci spesso, specialmente quando ci accorgiamo che stiamo perdendo la pace e la pazienza, quali siano le nostre motivazioni e disposizioni interiori in quel momento. Sto agendo per amore di Dio o sempliecemente per finire il mio lavoro? Sono consapevole della presenza di Dio in questo momento e che Lui non mi chiede tanto il successo, ma che io gli dia la mia attenzione?

Noi possiamo amare solo nel momento presente. Dio ci dà la grazia di compiere la sua volontà solo per “adesso” e sappiamo fin troppo bene che il concentrarci eccessivamente sul “dopo” ci impedisce di vivere pienamente il momento presente. Come studente, a lavoro o in famiglia, è così facile sentirsi oberati e ansiosi nel vedere tutto quello che dobbiamo fare nelle prossime 24 ore, ma dobbiamo ricordarci che non siamo chiamati a far tutto in una volta. Dio ci dà la grazia di agire e lavorare bene in questo momento; non possiamo lasciarci prendere dalle cose che non abbiamo ancora la grazia di fare! Possiamo fidarci che Dio provvederà ciò di cui abbiamo bisogno, quando il momento verrà, perchè Egli è sempre stato fedele in ogni momento della nostra vita, pertanto perchè dovremmo dubitare di Lui adesso? Nel momento presente dobbiamo essere preoccupati soprattutto di amare quanto più possiamo il compito che dobbiamo svolgere in quel momento.

Nella nostra cultura così piena di stimoli abbiamo un gran bisogno di coltivare l’arte di prenderci una cura attenta di tutto quello che facciamo. La storia di Marta e Maria ci aiuta a capire che questa attenzione amorosa è indispensabile sia a lavoro che in momenti specifici di preghiera, e Paolo ci ricorda nella prima lettera ai Corinti che senza questo amore, tutto quello che facciamo alla fine è senza frutto. In un altro versetto famoso, Paolo ci esorta a “pregare senpre” (1 Tess 5,17), ma ovviamente non possiamo interpretarlo che per poter piacere al Signore dobbiamo imitare l’attenzione silenziosa di Maria ai piedi di Gesù tutto il giorno. Nessuno di noi è chiamato a trascorrere ogni ora in ginocchio in preghiera: la maggiorparte del nostro tempo, siamo chiamati ad imitare la fedeltà di Marta nelle sue occupazioni ordinarie, ma con la disposizione interiore di Maria. Concentrandoci e facendo tutto per amore del Signore e di quelli che stiamo servendo, possiamo trasformare anche l’attività più terrena in una bellissima opera d’arte che piace a Dio.

Sebbene sia possible pregare in ogni attività quando viene fatta con un’intenzione retta, il Catechismo saggiamente sottolinea che “non si può pregare « in ogni tempo » se non si prega in determinati momenti, volendolo” (CCC#2697). Così come in molte cose della nostra fede non dobbiamo scegliere tra la preghiera di Maria e il servizio di Marta: abbiamo bisogno di entrambe ogni giorno! In ogni caso dobbiamo essere fedeli in un modo speciale a quei minuti di preghiera dedicati solo al Signore ogni giorno per sostenere uno spirito di preghiera in tutto il resto che facciamo. Potrebbe essere semplice a volte giustificare il nostro essere occupati dicendo che facciamo tutto per amore del Signore, ma la vera prova d’amore sta nel fatto che sappiamo dargli la nostra completa attenzione ogni giorno “sprecando” per lui il tempo che potremmo utilizzare in attività più “produttive” per essere da soli con lui ed ascoltarlo mentre parla al nostro cuore. Perciò dovremmo chiederci, specialmente quando cominciamo a sentire l’ansia o un senso di insoddisfazione nel nostro lavoro: “Ho dedicato tempo oggi per essere da solo con il Signore ed ascoltare la Sua Parola?” Forse abbiamo già pregato durante il nostro consueto tempo di preghiera, ma forse dovrei prendermi una breve pausa dal lavoro per riflettere ancora sulle parole di Gesù a Marta: “Di una sola cosa c’è bisogno…”

A questo punto possiamo chiederci: “Quali sono alcuni passi concreti che potrei fare per santificare il mio lavoro e servire con lo zelo e perseveranza di Marta e con la devozione e amore di Maria?” Frequentemente dobbiamo ricordarci che la preghiera autentica non è frutto del nostro sforzo, ma è opera dello Spirito Santo dentro di noi (Rom 8,26-27) e questo si applica non solo al tempo che dobbiamo dedicare alla pregheira ma anche al nostro lavoro. Dobbiamo sviluppare l’abitudine di iniziare ogni nostra attività con una semplice preghiera chiedendo allo Spirito Santo di guidare le nostre mani e il nostro cuore così che possiamo fare tutto per la gloria di Dio (1 Cor. 10,31). Quando incontriamo difficoltà e sentimenti di scoraggiamento o impazienza, dobbiamo volgere la nostra attenzione di nuovo verso il Signore richiamando alla memoria il proposito di lavorare con amore e non semplicemente per il fatto di terminare il lavoro. Se ci ritroviamo bloccati a fare un lavoro noioso, possiamo offrire ogni ora della nostra fatica per un’intenzione particolare, mandando grazie a coloro che sappiamo aver bisogno di preghiere. Alla fine, quando abbiamo completato il nostro lavoro, possiamo concludere con un’altra semplice preghiera di gratitudine, ringraziando Dio per averci aiutato a svolgere il lavoro bene ed averci avvicinati a Lui nel processo. Soltanto quando avremo “terminato la corsa” con san Paolo saremo capaci di capire completamente come solamente il nostro amore e non il nostro successo sia stata la vera misura della nostra vita.

 

La meditazione di maggio e’ di Joel Haug,
seminarista con gli Apostoli della Vita Interiore

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