Santa Teresa Benedetta della Croce- Apostola dell’ essere donna

Santa Teresa Benedetta della Croce- Apostola dell’ essere donna

Ti è mai capitato che un santo volesse fare amicizia con te? C. S. Lewis dice che un’amicizia nasce nel momento in cui una persona dice ad un’altra: “Cosa? Anche tu? Pensavo di essere l’unico.” Io ho avuto la stessa reazione di meraviglia quando ho scoperto di essere nata nel giorno della festa di Santa Teresa Benedetta della Croce, meglio conosciuta come Edith Stein.
Abbiamo tantissimo in comune. Sono cresciuta in una famiglia che, fin da piccola, mi ha sempre incoraggiata a fare quello che volevo quando sarei diventata grande. Ho sempre avuto la passione di imparare cose nuove, ho ricevuto il dono dell’intelligenza e ho voluto usarlo nel perseguire un dottorato in microbiologia, un campo accademico dove, solitamente, sono presenti solo poche donne.
Edith Stein era una studentessa molto dotata. Ha dovuto lottare per ricevere un’ educazione scolastica ed è stata una delle poche donne all’epoca a laurearsi con un dottorato in filosofia. Le è stata negata due volte una cattedra universitaria per il fatto di non appartenere al genere maschile, ma poi ha insegnato in diversi Istituti e ha ottenuto grande fama attraverso alcune sue conferenze filosofiche sull’ essere donna e sull’empatia.
Anche se io sono cresciuta in una famiglia cattolica ed Edith in una famiglia ebrea, negli anni universitari ho cominciato ad interessarmi a diverse religioni per poter capire meglio la gente e come si prendono le decisioni. Credevo fermamente che le nostre convinzioni più profonde, e quindi quello che influisce di più sulle nostre decisioni, sono di natura religiosa. Volevo capire, perciò, come persone di diverse religioni possono incontrarsi e comprendersi anche nelle diversità.
Edith, dopo essere cresciuta ebrea e diventata atea nell’adolescenza, ha incontrato Cristo quando ha letto l’autobiografia di S. Teresa d’Avila. Dopo di che si è fatta battezzare nella fede cattolica e ha capito che il Signore la chiamava alla consacrazione. Da cattolica, non ha mai negato la sua origine ebraica e si è sempre considerata ebrea fino alla morte. Ha fatto persino voto, negli ultimi anni di vita da suora carmelitana, di poter offrire la propria vita per il popolo ebraico. Il Signore ha esaudito la sua preghiera: il 9 agosto 1942 all’età di 51 anni è morta nella camera a gas di Auschwitz.
Un paio di anni fa, nel giorno della sua festa, nonché mio compleanno, contemplavo il suo martirio e il suo amore per la Croce. Pensavo a come il Signore mi stesse mostrando la fecondità nascosta nel morire, in quel periodo della mia vita. Era venuta a mancare in quei mesi una giovane sposa e madre a causa di un cancro. Non la conoscevo di persona, ma avevamo pregato con la comunità per lei e per la sua famiglia durante la battaglia con la terribile malattia. Durante il funerale, mi veniva facilmente da pensare alla sofferenza della famiglia di fronte ad una morte tanto “illogica.” Poi mi sono ricordata che proprio in quello stesso giorno un mio amico, Franco, stava per fare la professione religiosa perpetua. Sapevo che dovevo affidarlo alla cura di Kathy. Che strano, una giovane sposa e madre americana e un seminarista brasiliano che non si conoscevano erano uniti dalla preghiera per l’eternità!
La stessa verità si è rivelata nel medesimo anno con la tragica morte di una coppia di sposi in un incidente aereo. Non conoscevo neanche loro, ma mi sono trovata al loro funerale perché ero in ritiro nella loro parrocchia. L’omelia del celebrante è diventata il mezzo di una profonda guarigione che ho ricevuto in quel ritiro. Se non fosse stato per la loro morte, non avrei sentito le parole che mi servivano per lasciarmi incontrare in modo nuovo dal Signore. Ancora una volta, una tragedia aveva generato il dono della vita.

Poi c’è stata la morte di Jack, un anziano texano che mi era stato compagno di pellegrinaggio in Terra Santa. Mi ricorderò sempre della sua tenacia e della sua forza mentre cercava di percorrere le vie affollatissime di Gerusalemme con un deambulatore. Quando morì, non potei assistere al funerale perché ero in Italia, ma quel giorno, a Messa, ho assistito al battesimo di una bambina. Sapevo ancora una volta che dovevo affidare la piccola Athena a Jack, una bambina italiana ad un soldato americano in pensione.
Riflettevo su tutto questo mentre meditavo sulla morte di S. Teresa Benedetta.
Ammiriamo Edith per ciò che ha fatto in vita, ma forse ancora di più per la sua morte. Sapeva di morire quel giorno? Credeva davvero che fosse una doccia il motivo per cui la stavano conducendo in quella camera? Aveva chiesto al Signore di poter dare la propria vita per il suo popolo. Capiva in quel momento, in cui la immagino nuda e spaventata, mentre stringe la mano della sorella (convertita anche lei al cattolicesimo e arrestata dalle SS), che Lui stava esaudendo la sua preghiera? O sembrava un momento qualsiasi?
Penso che la fecondità nascosta in tutte queste morti “insensate” sia come lo straordinario nascosto nell’ordinario nei gesti di Gesù. Per esempio, quando Egli è sceso nel Giordano, un fiume fangoso e torbido in mezzo al deserto, la folla ha capito il significato universale ed eterno di quel semplice bagno? Dopo che si sono dischiusi i cieli e il Padre ha parlato, la gente avrà capito? Quanto più doveva sembrare uno spreco la morte di un leader nascente, ucciso senza misericordia nel fiore della vita!
Credo che sia vero anche per tutti noi, in ogni momento della vita, che ci sia una fecondità nascosta nell’ordinario. Mi chiedo: che opera straordinaria sta portando a compimento nella mia vita il Signore? Cosa Egli mi sta chiedendo nelle cose piccole e ordinarie? Mentre scrivo queste parole, desidero portare tanti frutti, essere una madre spirituale di tanti figli, fare qualcosa di eccezionale con e per il Signore, proprio come fece Santa Teresa Benedetta. Eppure mi trovo dietro la scrivania, nello stesso posto in cui sono stata in silenzio e in solitudine per più di un mese a causa degli esami dell’ultimo anno degli studi di teologia. Quando non capisco, quando la missione non è chiara, in tutto ciò che sembra una morte, una tragedia, uno spreco – che io possa ricordarmi il potere straordinario di far nascere la vita in ogni mio gesto! (Anche lo studio.)
Edith era una donna dal coraggio straordinario, che ha tracciato percorsi nuovi in tanti modi: si è laureata con un dottorato quando non tante donne potevano farlo, si è convertita al cattolicesimo pur sapendo che la famiglia non fosse contenta, si è impegnata in politica per lottare per i diritti delle donne che lavorano, ha tenuto conferenze sul tema dell’essere donna e l’ha dimostrato nella propria vita, ha aspettato otto anni prima di entrare in Carmelo in obbedienza al padre spirituale, che le diceva che prima della clausura il mondo aveva bisogno di lei e delle sue doti, ha perso il lavoro perché ebrea, ha scritto al Papa per esigere una condanna del regime nazista e, alla fine, ha vinto la corona del maritirio.
La sua vita, però, era una vita di momenti semplici e quotidiani, come la tua e la mia.
Sorelle, come possiamo imparare ad essere donne straordinarie come S. Teresa Benedetta nella nostra vita ordinaria? Fratelli, come potete incoraggiare le donne nella vostra vita alla grandezza, alla santità? Che Santa Teresa Benedetta della Croce, patrona dell’Europa, virigine e martire, sia un esempio per tutti noi.

Proposito concreto: Prego per la grazia, attraverso l’intercessione di Santa Teresa Benedetta della Croce, di ricevere gli imprevisti di oggi come un invito a vedere lo straordinario nell’ordinario e viverli con coraggio e amore.

La meditazione di febbraio è a cura di Kalin Holthaus

Submit a Comment

Your email address will not be published. Required fields are marked *