S. Francesco D’Assisi: Apostolo della paternità e della fraternità

S. Francesco D’Assisi: Apostolo della paternità e della fraternità

Il Signore ti benedica e ti custodisca, mostri a te il suo volto e abbia misericordia di te. Rivolga verso di te il suo sguardo e ti dia pace. Il Signore benedica te, frate Leone

Fu San Francesco d’Assisi a pronunciare queste parole di benedizione al suo compagno e amico Frate Leone in un momento in cui quest’ultimo stava attraversando un periodo di prova spirituale.
Questo mese vorrei che fosse Francesco ad accompagnarci nel nostro cammino in compagnia dei santi e vorrei che potesse ripetere anche a noi con lo stesso affetto e forza questa benedizione. E in verità i secoli che ci
separano dalla sua vita non hanno potuto cancellare la memoria delle sue parole di bene che possiamo ancora leggere oggi sulla pergamena che si conserva incorrotta nella basilica inferiore della Chiesa di San Francesco ad
Assisi.
Francesco in realtà prende in prestito queste parole dalla Scrittura stessa che nel libro dei Numeri (Nm 6:24-26)
cita: ‘Il SIGNORE ti benedica e ti protegga! Il SIGNORE faccia risplendere il suo volto su di te e ti sia propizio! Il SIGNORE rivolga verso di te il suo volto e ti dia la pace!'”.
È bello vedere come i santi non inventino nulla, ma ci parlino davvero a nome di Dio, ripetendo per noi tutto quello che il Signore ci ha già detto ma che spesso dimentichiamo. I santi sono infatti pieni di quello Spirito che
Gesù aveva assicurato avrebbe insegnato ogni cosa e ricordato tutto ciò che lui stesso aveva detto: “Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto”. (Gv 14,26)
Credo che Francesco ci riveli attraverso questa benedizione due aspetti della sua spiritualità:
Il primo è la profonda convinzione della paternità di Dio, quella paternità che gli fece vivere il vangelo “sine glossa”, in modo radicale e totalmente abbandonato alla provvidenza perchè sapeva che il Padre gli aveva
già dato tutto nel dono del Figlio crocifisso per i suoi peccati. È ciò che gli permise di compiere il gesto drammatico di spogliarsi di tutte le sue vesti davanti a suo padre, la sua famiglia, la gente di Assisi e il vescovo stesso, per proclamare a tutti l’esistenza di un Padre celeste provvidente che ci libera dal bisogno assillante di confidare nelle ricchezze terrene siano esse il denaro, il potere, l’onore.
Perciò tutto per lui diventa fonte di benedizione e di benevolenza. È rimasta famosa la storia di quando molto malato agli occhi dovette subire un intervento estremamente doloroso, che prevedeva la cauterizzazione delle vene vicino alle tempie attraverso un ferro rovente; in quel momento, preso anche lui dalla paura, benedisse fratello Fuoco e gli pregò di mitigare la sua forza e l’elemento fisico obbedì a quel gentile comando non provocando nessun dolore al santo tra la meraviglia dei presenti.
Inoltre nelle parole di benedizione di Francesco possiamo percepire la forza della fede in un Padre che dice sempre bene dei suoi figli perchè li ha creati, li ha voluti e li ama. Il benedire di Dio si coniuga con questi verbi: custodire, mostrare il volto, avere misericordia e dare pace. Tutte azioni di un padre che incoraggia perchè protegge, perchè è presente con un sguardo amorevole che segue il cammino dei figli, che sa perdonare ed aiutare a rialzare, e che dona pace perchè sa che tutto andrà bene.
Lasciamoci accompagnare dalle parole di un altro Francesco, il nostro Papa, che nella veglia di Pasqua quest’anno ha pronunciato un’omelia che non sarà facilmente dimenticata:

Stanotte conquistiamo un diritto fondamentale, che non ci sarà tolto: il diritto alla speranza. È una speranza nuova, viva, che viene da Dio. Non è mero ottimismo, non è una pacca sulle spalle o un incoraggiamento di circostanza, con un sorriso di passaggio. No. È un dono del Cielo, che non potevamo procurarci da soli. Tutto andrà bene, diciamo con tenacia in queste settimane, aggrappandoci alla bellezza della nostra umanità e facendo salire dal cuore parole di incoraggiamento.
Ma, con l’andare dei giorni e il crescere dei timori, anche la speranza più audace può evaporare. La speranza di Gesù è diversa. Immette nel cuore la certezza che Dio sa volgere tutto al bene, perché persino dalla tomba fa uscire la vita. (Omelia Veglia Pasquale 11 aprile 2020)

Il secondo elemento della spiritualità di Francesco che emerge da questa benedizione è il senso forte della solidarietà umana e della fraternità:
Come figli dello stesso Padre siamo chiamati a prendere su di noi il dolore e la fatica del fratello ed aiutarlo nel suo cammino incoraggiandolo a proseguire. L’incoraggiamento non si basa sulle qualità o sulla bontà che
vediamo nella persona ma sulla benedizione di Dio, su quello cioè di buono e santo che Dio pronuncia alla vista del nostro fratello, che gli dà la forza di rialzare lo sguardo e continuare il cammino anche nei momenti di paura.
Questa fraternità è la cura e il dono di noi stessi agli altri perchè il Signore Gesù si è donato fino alla fine a ciascuno di noi e ci ha insegnato a fare come lui. Perciò siamo chiamati come ci dice il Papa ad annunciare la vita
in tempo di morte…

“…l’annuncio di speranza non va confinato nei nostri recinti sacri, ma va portato a tutti. Perché tutti hanno bisogno di essere rincuorati e, se non lo facciamo noi, che abbiamo toccato con mano «il Verbo della vita» (1 Gv 1,1), chi lo farà? Che bello essere cristiani che consolano, che portano i pesi degli altri, che incoraggiano: annunciatori di vita in tempo di morte! In ogni regione di quell’umanità a cui apparteniamo e che ci appartiene, perché tutti siamo fratelli e sorelle, portiamo il canto della vita! … Noi, pellegrini in cerca di speranza, oggi ci stringiamo a Te, Gesù Risorto. Voltiamo le spalle alla morte e apriamo i cuori a Te, che sei la Vita.” (Omelia Veglia Pasquale 11 aprile 2020)

Con queste parole vere e forti del Papa, ci affidiamo all’intercessione di Francesco chiedendogli che la nostra fede, speranza e amore non vengano mai meno ma crescano nel benedire tutto e benedirci a vicenda.

Il Signore ti benedica e ti custodisca, mostri a te il suo volto e abbia misericordia di te. Rivolga verso di te il suo sguardo e ti dia pace. Il Signore ti benedica!

Proposito concreto:
 Possiamo ripercorrere i momenti nella nostra storia in
cui abbiamo potuto riconoscere Dio come Padre
attraverso la sua Provvidenza. Fare memoria di questa
realtà ci dà speranza per il momento presente e per il
futuro.
 Pensiamo ad un modo piccolo ma concreto in cui
possiamo vivere la fraternità durante questo tempo di
pandemia: magari fare una telefonata in più, fare la spesa
per un vicino che anziano, spedire delle lettere ai parenti
che non possiamo vedere, ecc.

La meditazione di maggio è a cura di
Michela Brugnoli

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