La forza della tenerezza

«Fratelli, non temete il peccato degli uomini, amate l’uomo anche nel suo peccato, perché questa immagine dell’amore di Dio è anche il culmine dell’amore sopra la terra. Amate tutta la creazione divina nel suo insieme e in ogni granello di sabbia. Amate ogni fogliuzza, ogni raggio di sole! Amate gli animali, amate le piante, amate ogni cosa! Se amerai tutte le cose, coglierai in esse il mistero di Dio. Coltolo una volta, comincerai a conoscerlo senza posa ogni giorno di più e più profondamente. E finirai per amare tutto il mondo di un amore ormai totale e universale… Amate particolarmente i bambini, essi sono senza peccato, come gli angeli, e vivono per la nostra tenerezza, per la purificazione dei nostri cuori, e sono per noi come un’indicazione. Guai a chi offende i pargoli!… Alcuni pensieri, specialmente alla vista del peccato umano, ti rendono perplesso, e ti domandi: ‘Devo ricorrere alla forza o all’umile amore?’. Decidi sempre: ricorrerò all’umile amore. Se prenderai una volta per tutte questa decisione, potrai soggiogare il mondo intero. L’amore umile è una forza formidabile, la più grande di tutte, come non ce n’è un’altra». (Fedor Dostoevskij, I Fratelli Karamazov)

Parliamo di questo “umile amore”. Sabina ci ha lasciati nella meditazione di dicembre con il Papa, che come Gesù, ci ha invitato alla rivoluzione della tenerezza. Questo umile amore è proprio la tenerezza, l’amore tenero. Una carezza, una parola, uno sguardo, un gesto d’affetto, un biglietto d’amore, la dedica di una canzone, una preghiera…chi di noi non è stato sfiorato almeno una volta da un’espressione di tenerezza! La mamma dolce che si stringe al petto il figlio appena nato, il papà paziente che insegna al bambino ad andare in bicicletta, un abbraccio fra amici dopo una complice avventura, le lacrime condivise con una persona che piange…tenerezza.

Papa Francesco ci dice che vicinanza e tenerezza sono le due maniere dell’amore del Signore, che si fa vicino e dà tutto il suo amore anche nelle cose più piccole con tenerezza e che tuttavia si tratta di un amore forte. Perché vicinanza e tenerezza ci fanno vedere la forza dell’amore di Dio. E ancora alla fine della Evangelii Gaudium: ogni volta che guardiamo a Maria torniamo a credere nella forza rivoluzionaria della tenerezza e dell’affetto. In lei vediamo che l’umiltà e la tenerezza non sono virtù dei deboli ma dei forti, che non hanno bisogno di maltrattare gli altri per sentirsi importanti.

L’amore tenero è forte perché è quello che apre il cuore, che converte, che rende possibile il dialogo, che permette di crescere, che costruisce e apprezza. Ci vuole più forza a dire “Ti voglio veramente bene, darei la mia vita per te” oppure “Vai a quel paese”? Ci vuole più forza a portare avanti un’amicizia, una relazione, a costruirla e ricostruirla giorno dopo giorno, anno dopo anno, oppure a tagliare i contatti, dimenticare quella persona? Ci vuole più forza a voler sempre il bene dell’altro, a gioire per le sue gioie, oppure ad essere indifferenti o compiacersi dei suoi mali?

“La parola tenerezza deriva dal verbo “tendere”, per cui significa tendere verso l’altro, accogliere l’altro, farsi spazio ospitale per l’altro. Questa è tenerezza. Cioè è una relazione di condivisione fatta dal dono e dall’accoglienza”. (C. Rocchetta) Abbiamo appena celebrato il mistero dolcissimo del Natale, di Dio che si fa Bambino nel Presepe, è infatti Dio il primo a “tendere” verso di noi, ad accoglierci, a farci spazio. Ancora il nostro grande papa Francesco condivide: Il Signore ci ama con tenerezza. Il Signore sa quella bella scienza delle carezze. La tenerezza di Dio: non ci ama a parole; lui si avvicina e nel suo starci vicini ci dà il suo amore con tutta la tenerezza possibile. Con un Dio così come non sentirsi amati! Purtroppo però quante persone nel mondo non si sentono amate e vivono infelici… Eppure Dio ama tutti! L’amore umile, tenero, ci insegna un aspetto importante dell’amore vero: l’amore si lascia amare. Richiede più libertà e forza lasciarsi amare piuttosto che amare, perché in fin dei conti io posso amare anche a modo mio, ma lasciarmi amare è lasciar fare all’altro, a modo suo. E questo ci spiazza, ci scuote, ci ferisce… Una persona non può dirsi adulta se non si sforza di acquisire questo modo di essere e di sentire che la rende affettuosa, rispettosa, capace di meravigliarsi di fronte al cosmo e alla vita, sinceramente partecipe delle gioie e delle sofferenze di tutti (L. Pedron). Tenerezza è saper ringraziare, lasciarsi stupire. Come i bambini, come Gesù Bambino, Dio che viene nel mondo e si meraviglia della sua creazione, quanta tenerezza nella Sacra Famiglia! Maria, Giuseppe, il piccolo Gesù…ogni volta che medito sulla vita del Signore a Nazareth, il cuore si intenerisce, senza parole… Amare teneramente significa essere sensibili alle piccolezze, ai dettagli, alle sfumature, della bellezza della creazione tutta e in modo speciale delle persone che abbiamo accanto. Stupirci di quanto Dio e gli altri ci amano, a modo loro, non come vorremmo, forse, ma ci amano. Tra stupore e tenerezza sussiste un profondo rapporto di reciprocità, al punto che l’uno non può stare senza l’altra: lo stupore è dono della tenerezza, e la tenerezza è dono dello stupore. La capacità di provare tenerezza manifesta un modo di pensare e di guardare all’esistenza umana con benevolenza (voler bene). Tenerezza è dire grazie con la vita; e ringraziare è gioia perché è umile riconoscimento di essere amati (B. Forte).

Concludo ancora con le parole del Papa: è tanto difficile lasciarci amare da Lui. E questo è forse quello che dobbiamo chiedere oggi nella Messa: Signore io voglio amarti ma insegnami la difficile scienza, la difficile abitudine di lasciarmi amare da Te, di sentirti vicino e di sentirti tenero.

 La meditazione di gennaio è di Padre Mirco

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