Carità, Amore, Agape

“Se anche distribuissi tutte le mie sostanze e dessi il mio corpo per esser bruciato, ma non avessi la carità, niente mi giova. La carità è benigna; non cerca il suo interesse, non gode dell’ingiustizia, ma si compiace della verità. La carità non avrà mai fine.  Queste dunque le tre cose che rimangono: la fede, la speranza e la carità; ma di tutte più grande è la carità!” (cfr. 1 Cor 13, 3-13).

La carità è l’amore che concreto che nasce come risposta dal colloquio con Dio. “Uscendo dalla meditazione, devi portare con te soprattutto i propositi presi, per metterli in pratica immediatamente, nella giornata. E’ questo il frutto irrinunciabile della meditazione; se manca, non soltanto la meditazione è inutile, ma spesso anche dannosa”. (San Francesco di Sales, Introduzione alla vita devota). La carità non si identifica con la preghiera, e non è nemmeno un semplice desiderio di “fare il bene”. Nasce invece dalla “collaborazione tra la Grazia di Dio e la libertà dell’uomo, che agisce nella cooperazione alla mozione dello Spirito Santo. (CCC 1991-1993). “La fede trasforma la persona intera, appunto in quanto essa si apre all’amore”. (Papa Francesco, Lumen Fidei 26). “In Cristo Gesù conta la fede che opera per mezzo della carità”. (Gal 5,6).

“La luce della fede, in quanto unita alla verità dell’amore, non è aliena al mondo materiale, perché l’amore si vive sempre in corpo e anima; la luce della fede è luce incarnata e si pone al servizio concreto della giustizia, del diritto e della pace. Sì, la fede è un bene per tutti, è un bene comune. Ci insegna a vedere che in ogni uomo c’è una benedizione per me, che la luce del volto di Dio mi illumina attraverso il volto del fratello. Grazie alla fede abbiamo capito la dignità unica della singola persona, che non era così evidente nel mondo antico.” (Lumen Fidei 34,51,54). “Si direbbe che Dio abbia creato l’uomo, maschio e femmina, perché l’uno potesse prendere l’iniziativa di amare l’altro e così essere simile a Lui nell’agire. E’ perciò fondamentale pensare che Dio intenda mettersi al posto del fratello da amare, per ricevere, attraverso il fratello, l’iniziativa dell’amore”. (Padre Salvatore Scorza, Fondatore delle Apostole della Vita Interiore, Le due estasi). “Nostro Signore, sposando la povertà, ha talmente elevato il povero in dignità che non potrà più farlo scendere dal suo piedistallo. Gli ha dato un antenato. E quale antenato! Un nome. E quale nome! Sembra già appartenere al regno di Dio, dove i primi saranno gli ultimi”. (Bernanos, Diario di un curato di campagna).

I bambini vedono subito la connessione tra Gesù, il fratello e la carità, se sono ben formati. La nostra generosità accende in loro i desideri più nobili. Il cuore dei figli viene toccato, quando le opere degli adulti danno credibilità alle loro parole. Gli albori di molte vocazioni religiose si radicano proprio nella generosità delle famiglie. Perché un bambino che ha imparato ad essere generoso, è disposto a dare in beneficienza persino tutta la propria mancia? Perché trova gioia nel dare e perché è sicuro che i suoi genitori, che l’hanno incoraggiato a donare, non gli faranno mancare nulla. Così anche noi, figli di Dio, sappiamo che tutto ciò che abbiamo, ci è stato dato da Lui, e che se Lui, in preghiera, ci ispira a donare il nostro tempo, i nostri soldi o le nostre competenze per amore, sarà poi Lui a provvedere alle nostre necessità.

Durante quest’anno della fede ho avuto la grazia di visitare la diocesi di Malindi, in Kenya, e la testimonianza dei cristiani Africani ha edificato la mia fede. Riporto alcuni esempi di quanto ho visto. I “bambini missionari” comprano sacchettini di zucchero e farina coi loro risparmi, e di domenica li portano ai malati del loro villaggio. I cristiani sono abituati a dare in beneficienza il 10% dei loro averi, mettendo monetine nel cestino a Messa o, se non percepiscono alcuno stipendio, portando all’offertorio i frutti che coltivano. Con quello che noi definiamo “pochi Euro”, si può fare molto. La nuova diocesi di Sant’Antonio ha già costruito un istituto professionale e procura borse di studio, specialmente per le ragazze gyriama, che tradizionalmente non vengono incoraggiate dalle famiglie ad andare a scuola. Un nuovo centro per i bambini che hanno subito abusi e per ragazze madri, vittime di violenze sessuali, è attualmente in progetto. La differenza che la fede ha concretamente portato lì, è tangibile. Ricchi paesi occidentali offrirebbero al Kenya degli aiuti finanziari notevoli, a patto che il governo approvi varie leggi contrarie alla morale. La popolazione rifiuta coraggiosamente il compromesso e si mantiene dignitosamente fedele alla propria coscienza. La fede di alcuni sacerdoti è edificante. Non si scoraggiano, pur sapendo che non saranno mai in grado di aiutare tutti i poveri che bussano alla loro porta. Non presumono di essere la fonte del gran bene che riescono a fare, consapevoli che ogni atto d’amore nasce nel cuore di Dio, il quale a volte ci chiede di prenderne parte attivamente. Non cedono alla tentazione di lavorare freneticamente senza pregare più, ne’ a quella di rifugiarsi nella preghiera senza muovere un dito.

Matthew Kelly sostiene che uno dei quattro segni che caratterizzano “i veri credenti sia generosità. La loro disponibilità a mettersi al servizio di altri li rende riconoscibili. Sono generosi in tutto, con il loro amore, la loro riconoscenza, le loro parole di incoraggiamento e di consolazione, con i loro complimenti e con le loro virtu’. Considerano la carità il cuore del cristianesimo e la prova che gli insegnamenti di Cristo hanno messo radici nella loro vita”. “Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di se’”. (Gal 5,22-23).

“ Non abbiamo portato nulla in questo mondo e nulla possiamo portarne via. Quando dunque abbiamo di che mangiare e di che coprirci, contentiamoci di questo. Al contrario coloro che vogliono arricchire, cadono nella tentazione.  L’attaccamento al denaro infatti è la radice di tutti i mali. Ma tu, uomo di Dio, fuggi queste cose; tendi alla giustizia, alla pietà, alla fede, alla carità, alla pazienza, alla mitezza”.  (1 Tim 6, 7-12) “Cui fu donato in copia/doni con volto amico/con quell tacer pudìco/che accetto il don ti fà”. (Manzoni, La Pentecoste).

 

IDEE TRA CUI SCEGLIERE UN PROPOSITO CONCRETO:

  1. Prenditi l’impegno di concludere la preghiera quotidiana con un piccolo proposito concreto.
  2. Insegna e mostra ai tuoi bambini la gioia che scaturisce dalla generosita’ ispirata dalla fede.
  3. Cerca su www.vatican.va o in una libreria cattolica, le encicliche: Rerum Novarum, Leone XIII (18,19,45); Populorum Progressio, Paolo VI (42,45,75,81,82,83); Caritas in veritate, Benedetto XVI (2,19,61,78,79); Lumen Fidei, Francesco (26,34,51,54) e leggi i paragrafi che più ti interpellano.                                                                                                                                               4. Pensa ad un Gruppo missionario, la Caritas Diocesana o una Fondazione locale, cui donare un po’ del tuo tempo, dei tuoi risparmi o delle tue competenze umane e professionali. (Se vuoi sostenere i progetti in Kenya, contatta il Vescovo Emmanuel Barbara OFM: embarbar@gmail.com).

La meditazione di ottobre è di Clara.

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