La Madonna dell’Equilibrio

La Madonna dell’Equilibrio

Scrittura: Lc 1:26-38

Nell’anno 1967 un monaco cistercense delle Frattocchie a Roma, mentre in soffitta riordina oggetti fuori uso, trova una lastra di bronzo col rilievo di una orante: l’Alma Aequilibri Mater, Santa Maria dell’equilibrio. Vi raffigurata una Madonna che si mantiene in equilibrio ritta in piedi con le mani allargate. L’anno successivo un dipinto a colori di tale immagine viene donato al Papa. Quando Paolo VI la vide, ne fu molto consolato ed esclamò: «Ah, proprio quella che ci vuole!». Forse non sapevamo che esistesse anche una “Madonna dell’equilibrio”,
eppure quante volte l’abbiamo invocata, rendendoci conto che è “proprio quella che ci vuole” per la nostra vita o per il mondo e le situazioni che ci circondano!

Ma che cos’è, in un senso cristiano e ad una riflessione più profonda, questo equilibrio? Non si tratta certamente dell’immobilismo di cui danno prova quelle “statue viventi” che vediamo nelle piazze delle nostre città, e che potrebbe tradursi per noi in un immobilismo interiore per cui, per paura del cambiamento o della caduta, restiamo arenati in situazioni che non concorrono al nostro bene. Relazioni sbagliate, ad esempio, che non costruiscono un progetto di vita cristiano ma sono diventate ormai un nido rassicurante e comodo. O, al contrario, la paura di impegnarsi fino in fondo, che porta a rimandare il passo definitivo stagnando in un eterno fidanzamento. Si sa, ogni scelta comporta un rischio, ma a voler evitare il rischio di vivere si arriva direttamente alla morte. Se non altro, alla morte dei progetti, dei desideri, e, su questa strada, alla morte della relazione con Dio, che si nutre proprio della nostra disponibilità a metterci in gioco. Il rischio allora di seguire i propri ideali più profondi, di interrogarsi sulla propria vocazione, di mettere al mondo un altro figlio… Un autore contemporaneo ci provoca chiedendosi,senza mezzi termini: «Esiste un uomo tanto codardo da non preferire cadere almeno una volta piuttosto che vacillare in eterno?» (C. McCarthy). Meglio rischiare, cioè, di perdere l’equilibrio, nell’avventura di tutta una vita per cercarlo.

Perché il cristiano non si accomoda mai. Il suo equilibrio non è quello di chi sta comodamente nel mezzo, senza esporsi troppo, così da non dispiacere a nessuno. A volte, per un “quieto vivere”, lasciamo che le ingiustizie, i giudizi temerari, il pettegolezzo passino davanti a noi senza prendere posizione. Il cristiano non è neutrale, e chi cerca in questo modo la pace non sta cercando Cristo che è venuto piuttosto «a portare la guerra» (cfr. Lc 12,49). Simone Weil scrisse che «il dovere dell’uomo spirituale è quello di ristabilire l’equilibrio, portandosi al fianco dei vinti e degli oppressi», e che occorre dunque essere pronti a spostarsi come si sposta continuamente, nel nostro mondo, la giustizia.

La virtù dell’equilibrio non si identifica dunque con la saggezza del mondo, che segue spesso un criterio di convenienza personale. Per il cristiano «essere saggi è più pericoloso che essere pazzi. E’ l’equilibrio di un uomo dietro cavalli che corrono a precipizio» (G. K. Chesterton), e questo perché la saggezza cristiana è vivere e pensare a partire da Cristo e dalla Sua presenza viva nella storia. Egli è il Dio che viene, che
abita in mezzo a noi, che nutre pensieri di pace, che interviene, che apre strade nei nostri deserti, che semina novità nelle nostre giornate sempre uguali. Se viviamo e pensiamo a partire da Lui e in riferimento a Lui, abbiamo un nuovo centro, un nuovo bari-centro per la nostra esistenza. In Maria, fin dall’Annunciazione, è accaduto in maniera unica ed esemplare tutto questo. Maria è la donna dell’equilibrio perché si è lasciata portare da Dio sull’orlo del più grande precipizio. “Sarai la Madre di Dio”: baratro di mistero, paradosso abissale, dove la mente dell’uomo si ferma colma di spavento. Era un annuncio da vertigine, fu una vita intera da vertigine, quella di Maria, così sospesa tra l’umano e il divino, la grandezza ineffabile e la concretezza del corpo di un bambino. Eppure Maria non cadde, perché accettò il rischio di essere condotta da Dio, portata dal suo stesso Figlio. Una donna incinta reimpara l’equilibrio perché, anche se impercettibilmente, il baricentro del suo corpo
cambia, a seconda del peso del bimbo che porta in grembo. I santi, coloro cioè che portano Cristo nella loro persona, nel loro cuore, nella loro mente, e nel loro corpo – e si scoprono così portati da Lui – sono uomini che hanno rinunciato al loro equilibrio, a conservare gelosamente cioè tutto ciò che per noialtri è così difficile da donare a Cristo. Preoccupazioni, calcoli, paure, interessi: Cristo ci scardina, ci decentra, ci “squilibra” per donarci un nuovo equilibrio. Quello, appunto, di un uomo “dietro cavalli che corrono a precipizio”, un uomo aperto al nuovo, disponibile al fiat, fatto per la generosità. «L’amore del Cristo ci spinge» (2Cor 5,14): ecco il nuovo, rischioso equilibrio che hanno vissuto Maria, S.Paolo e la grande schiera dei santi.

E che anche noi possiamo umilmente imparare, mettendoci alla loro scuola e accettando di allenarci, come  l’equilibrista sul filo. Denunciando, ad esempio, tutto ciò che in noi è immobile, stretto dalle paure, condizionato dalla mentalità dominante; tutto ciò che non fa spazio al coraggio, alla generosità. E’ la generosità ad equilibrare la nostra vita, in tutte le sue dimensioni, perché essere generosi è essere spinti dall’amore di Cristo che si è fatto il nostro punto di appoggio. La generosità di quel giovane marito di Milano che chiedeva alla moglie, già madre di due bimbi, di accoglierne un altro in adozione. E che di fronte al timore della moglie, che gli prospettava tutte le possibili difficoltà del progetto, arrivando a chiedergli: “E se io morissi dopo poco tempo?”, rispose: “Anna, ma io non vivo per te”. Il coraggio di un uomo che nulla temeva, perché viveva in equilibrio sulla grande, potente fune della fedeltà di Dio.

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