“Fate questo in memoria di Me”

“Fate questo in memoria di Me”

Gesù durante la sua ultima cena con gli apostoli ha pronunciato queste parole: “Fate questo in memoria di me”. Le ore successive a queste parole hanno cambiato tutta la storia dell’uomo. Proprio quella sera, quando gli amici stanno andando via, quando uno degli apostoli lo avrebbe tradito, un altro lo avrebbe rinnegato, proprio quella sera Gesù compie il più grande e misterioso dei prodigi: l’Istituzione dell’Eucarestia.

Quando venne l’ora, prese posto a tavola e gli apostoli con lui , e disse loro: «Ho tanto desiderato mangiare questa Pasqua con voi, prima della mia passione, perché io vi dico: non la mangerò più, finché essa non si compia nel regno di Dio». E, ricevuto un calice, rese grazie e disse: «Prendetelo e fatelo passare tra voi, perché io vi dico: da questo momento non berrò più del frutto della vite, finché non verrà il regno di Dio». Poi prese il pane, rese grazie, lo spezzò e lo diede loro dicendo: «Questo è il mio corpo, che è dato per voi; fate questo in memoria di me». E, dopo aver cenato, fece lo stesso con il calice dicendo: «Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue, che è versato per voi».     (Lc 22,14-23)

Gesù prendendo il pane e il vino, valorizza due frutti del lavoro dell’uomo e in qualche maniera lega la sua “opera”, all’opera e alla fatica dell’uomo. Poi li benedice. Benedire significa non dire parole o fare gesti magici, ma riconoscere il profondo significato che hanno le cose e le persone quando sono messe in relazione con Dio. Nella benedizione, il Creatore ci dona il senso di quel pane, di quel vino, della fatica e del lavoro umano. Gesù, dopo aver messo in mano al Padre il pane e il vino, benedicendoli, li ridona ai Suoi discepoli. A noi, è chiesto di “prendere” quel pane e quel vino ora diventato la vita di Dio, dentro di noi. Dio ci fa vivere della sua stessa vita: una vita d’amore.

L’ultima Cena riassume tutta la vita di Gesù: ripropone il senso di una vita consumata e donata, e implica una nostra scelta interiore nell’ accettare i frutti di questo dono, di questa morte. Tali frutti sono presenti ogni volta che celebriamo la Messa. Ogni volta che celebriamo l’Eucarestia, facciamo memoria della passione, morte e resurrezione di Cristo.

Per noi oggi, questo fare memoria significa imitare Cristo e lasciarci trasformare da Lui. Nell’Eucarestia questo atto d’amore consumato sulla croce è sempre disponibile. Nell’Eucarestia Gesù ci unisce a Lui; mangiando il corpo del Signore, facciamo nostro il Suo modo di vivere.

San Giovanni Maria Vianney nei suoi scritti sull’Eucarestia dice:

Tutti gli esseri hanno bisogno di nutrirsi per vivere, anche l’anima deve nutrirsi. La grande disgrazia è che si trascura di ricorrere a questo divino cibo per attraversare il deserto della vita”.

Cerchiamo di trovare del tempo dove possiamo adorare Dio nel Santissimo Sacramento. Lui è presente e ci aspetta.

Di fronte all’Eucarestia lasciamoci salvare, purificare da Gesù, lasciamo che sia Lui a fare tutto. Non temiamo di stare in silenzio, di non trovare nulla da dire, perché è Lui che ci parla, che ci viene incontro.

S. Chiara nel suo dialogo a distanza con S. Agnese riguardo all’Eucarestia scrive:

Fa’ di Gesù lo specchio dove ritrovare la propria immagine e bellezza. Poni la tua mente nello specchio dell’eternità, poni la tua anima nello splendore della gloria”.

Mi piace molto l’immagine dell’Eucarestia paragonata ad uno specchio: davanti all’Eucarestia la mia immagine riflette quella di Gesù e Gesù riflette la sua immagine su di me. Adorare è lasciarsi amare da Dio per imparare ad amare veramente noi stessi e gli altri. È fissare il proprio sguardo in quello di Gesù; mettiamo nelle sue mani la nostra vita affinché i nostri problemi, le nostre paure e le nostre gioie, possano entrare nel mistero di Dio, nell’abisso del Suo amore per noi. Nel silenzio, dimentichiamo i nostri affanni, il nostro orgoglio, i nostri successi o insuccessi, restiamo semplici e fiduciosi: Dio è là, ci ascolta e ci parla.

Simone un membro della Family AVI ci porta la sua personale esperienza riguardo all’Eucarestia:

‹‹Quando ho conosciuto le Apostole della Vita Interiore, ho avuto modo di partecipare con loro ai diversi momenti di preghiera; inizialmente non riuscivo a vivere bene il momento dell’adorazione eucaristica. Cosa dovevo fare? Quali pensieri dovevo sforzarmi di avere davanti a Gesù?  Ammiravo il raccoglimento delle Apostole nella preghiera ma sinceramente non riuscivo a viverlo io stesso.

Nel tempo ho cominciato a sperimentare la gioia che si prova nell’essere accolto, nel capire che davanti al tabernacolo non dovevo assumere nessun atteggiamento costruito, ma dovevo essere me stesso, a volte con il cuore felice, altre volte scoraggiato, pieno di desideri oppure ferito.

Oggi per me l’adorazione è andare da Gesù e mettere sotto il suo sguardo la mia vita; questo mi permette di capire che Lui c’è sempre anche quando non riesco a sentirlo o a riconoscerlo. Per permettermi di vedere con i suoi occhi e portare anch’io Gesù a chi incrocia il mio cammino››.

Proposito concreto

Facciamo nostre le parole di S. Chiara. In questo mese cerchiamo di trovare del tempo per sostare di fronte a Gesù Eucarestia e lasciarci illuminare e nutrire da Lui.

 

La meditazione di novembre è a cura di Francesca Di Leone

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