Il piacere dell’anima e la “rivoluzione della tenerezza”

Per parlare di qualcosa, e per capirci qualcosa, occorre partire… dalla fine. Dalla fine, che, per il gioco di parole che la lingua italiana ci permette, è anche “il fine”. Chiedersi, cioè: verso che cosa è orientato? Dove mira, dove arriva? L’uomo non può comprendere se stesso finché non si domanda: a che cosa tendo? In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio (Gv 1,1), ma la traduzione italiana della CEI non rende il pròs greco, che non significa “presso”: il Verbo non sta comodo, ma è in movimento fin dal principio. Il Verbo è rivolto verso Dio, orientato al Padre, appassionato del Padre. È il suo movimento a farci conoscere il Figlio! La sua identità profonda non è rivelata dalla sua apparente origine umana: Non è costui il carpentiere, il figlio di...